Nel calice del Salento c'è il sole, la terra rossa e il vento del mare. Il vitigno che più di ogni altro racconta questa terra è il Negroamaro, «l'uva nera» da cui nascono rossi importanti e rosati eleganti. Ecco la sua storia e una guida ai vini da assaggiare in vacanza.
Che cos'è il Negroamaro
Il nome stesso è un raddoppio: pare derivare da niger (nero, in latino) e mauros (nero, in greco), a sottolineare il colore intenso dell'uva. Un antico nome dialettale era invece lacrima o lagrima: nel periodo di piena maturazione la polpa, succosa e gonfia come un'oliva, tende a fuoriuscire dalla buccia, quasi «lacrimando». È un vitigno autoctono profondamente legato al territorio salentino.
Una storia lunga secoli
Il Negroamaro iniziò la sua carriera come umile uva da taglio, destinata a irrobustire i vini del Nord: le esportazioni verso la Francia nell'Ottocento e, dopo l'Unità d'Italia, verso i mercati settentrionali ne fecero un protagonista silenzioso. Le prime bottiglie che ne valorizzarono il carattere arrivarono nel Novecento — con case storiche del Salento — e nel 1943 nacque uno dei primi rosati italiani proprio da uve Negroamaro. Da allora la sua fama non ha smesso di crescere.
Le tante forme del Negroamaro
Oggi il Negroamaro si presenta in molte vesti:
- rosati freschi e beverini, tra i migliori d'Italia;
- rossi giovani, immediati e fruttati;
- rossi da invecchiamento, strutturati ed eleganti;
- spumanti e vini in blend con altre varietà.
Aspettatevi un vino limpido, complesso al naso anche da giovane, equilibrato e caldo — lo specchio del suo territorio.
Non solo Negroamaro: il Primitivo
Accanto al Negroamaro, il Salento è terra di Primitivo, il potente rosso divenuto celebre in tutto il mondo, e di uve bianche come la Malvasia e il Verdeca. Insieme compongono un panorama enologico ricchissimo, protetto da denominazioni come il Salice Salentino e il Primitivo di Manduria.
Come si degusta e come si abbina
Un rosato di Negroamaro va servito fresco, intorno agli 8-10 gradi, ed è il compagno ideale dell'aperitivo, del pesce e dei piatti di mare del Salento. I rossi giovani, freschi e fruttati, si sposano con la pasta al sugo, le verdure e i formaggi freschi; i rossi da invecchiamento, più strutturati, danno il meglio con carni, brasati e formaggi stagionati come il cacioricotta. Il segreto degli abbinamenti salentini è la coerenza territoriale: ciò che cresce insieme, sta bene insieme.
Le denominazioni del territorio
Il Salento vanta denominazioni di pregio che vale la pena cercare in etichetta: il Salice Salentino, il Copertino, l'Alezio e il Nardò, in gran parte basati proprio sul Negroamaro. Poco più a nord, il Primitivo di Manduria rappresenta l'altra grande anima rossa della zona. Conoscere queste denominazioni aiuta a orientarsi tra le tante proposte delle enoteche e delle cantine.
Visitare le cantine
Una vacanza nel Salento non è completa senza una capatina in cantina. Molte aziende, dalle grandi realtà storiche alle piccole cooperative, aprono le porte per visite e degustazioni, spesso tra i filari e gli uliveti. È il modo migliore per capire il legame tra vino e paesaggio. Per approfondire potete consultare il consorzio dei produttori locali e il portale Viaggiare in Puglia.
Un buon vino chiama buona cucina: abbinatelo ai piatti della nostra guida dove mangiare nel Salento o alle ricette tradizionali. Salute!